Crisi economica e prospettive: Intervista a Susanna Camusso, Segr. Gen. CGIL

Lavoro e Diritii al centro della ripresa. di Nicola Daniele

domiciliareIl Mezzogiorno e la crisi socio-economia, le mancate risposte del governo, il ruolo della contrattazione sociale e l’esigenza di uno scossone culturale per contrastare il dilagante fenomeno della criminalità sono i punti centrali del dibattito politico e sindacale in corso per ridare fiato al lavoro, allo sviluppo e alla tutela dei diritti.

Per approfondire questi temi, e tentare di aprire uno spiraglio di luce nelle attese di giovani, precari, lavoratori e pensionati, abbiamo rivolto alcune domande al segretario generale Cgil nazionale, Susanna Camusso (nella foto).
Segretario, non le pare che in alcune realtà territoriali, in particolare del Mezzogiorno, siano necessarie scelte politiche più coraggiose e moderne per ridare fiato all’economia e al mondo del lavoro?

“La scelta improrogabile è di rendere operative scelte, che lei chiama coraggiose ma che sono a tutti gli effetti ineluttabili e servono all’intero paese. Ciò di cui abbiamo bisogno, e che da tempo con forza rivendichiamo ed è il fine stesso della nostra azione sindacale, è di una strategia, di un’idea complessiva del paese e non dell’ennesima promessa di un’agenda per il Sud che centralizzi le risorse e deprima le autonomie locali. Abbiamo bisogno di una idea diversa che abbia al centro il Paese, con declinazioni specifiche per il Mezzogiorno in termini di crescita, lavoro e occupazione, in particolare per le donne e per i giovani. La questione meridionale è in verità una questione nazionale, per questo abbiamo bisogno di una strategia che permetta all’Italia di stare dentro ai processi della globalizzazione e che non sia soltanto una risposta subalterna alla crisi”.

A fronte delle scarse risposte ottenute dal governo, nonostante la vasta mobilitazione attivata in più occasioni dallo SPI e dalla CGIL per scuoterlo sui problemi più scottanti, non ritiene che sia giunto il momento per un’azione più attenta anche sulla contrattazione sociale?


“Noi dobbiamo essere promotori di un processo d’innovazione dei contenuti e delle forme della contrattazione, sperimentando soluzioni nuove e non limitandoci alla difesa dell’esistente, cosa necessaria ma insufficiente. Dobbiamo allargare l’orizzonte delle persone a cui ci rivolgiamo e che riusciamo a coinvolgere, proprio in ragione di questi tempi di crisi. Se la lasciamo andare, la crisi va a destra ma se la governiamo e la cogliamo come opportunità può essere un elemento straordinario di cambiamento. Motivi per i quali l’intreccio tra la contrattazione nelle aziende e quella sociale e territoriale è uno degli obiettivi che dobbiamo porci: passa di là il tema fondamentale del rapporto tra lavoro e cittadinanza,e dell’allargamento della rappresentanza”.


Poiché la crisi in corso e le strane scelte del governo stanno colpendo soprattutto le fasce sociali più a rischio, cosa si sente di dire per iniettare fiducia nella certezza dei diritti di giovani, lavoratori e anziani?

“L’eguaglianza e la democrazia, la difesa e l’allargamento dei diritti e delle tutele, rimangono per noi il senso del nostro agire. Temi che trovano risposte nel quadrato rosso della CGIL e nella scritta che da qualche anno lo accompagna: “Sempre dalla tua parte”. Rispetto alla delicata e difficile fase che il paese vive, la CGIL non scenderà a compromessi, non cederà al degrado e all’abbrutimento. Vogliamo essere un soggetto attivo e protagonista del cambiamento che passa attraverso l’affermazione della cittadinanza di ognuno come diritto primario. Saremo, come la nostra storia dimostra, un’organizzazione che guarda anche alle emozioni e ai sentimenti, ma a quelli della ragione”.


La CGIL è in prima linea contro la criminalità, penso alla recente mobilitazione nel salernitano per l’uccisione del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo: che ricetta propone per uno scossone culturale contro questo fenomeno ormai dilagante lungo tutta la Penisola?

“La scossa necessaria parte dallo stabilire che la legalità deve essere la condizione per cui siamo cittadini e non sudditi. Una legalità che è fatta di rispetto, di regole e di qualità della vita, e dalla consapevolezza che senza non esiste diritto di ognuno di sentirsi parte della società. Senza legge impera il codice della violenza e, come diceva, il dilagare del fenomeno lo pone come una straordinaria questione nazionale. Il rispetto delle regole, quindi, si congiunge all’idea di paese; un paese che cresce solo nel rispetto del territorio e della legalità. La CGIL farà sempre la sua parte perché è un soggetto che non dimentica e perché, soprattutto, ogni giorno costruisce”.

Salerno, 14/12/10 Ufficio stampa Cgil Salerno