Federalismo

CGIL, su Sanità apre fase delicata, tutelare diritti

domiciliarePresentate oggi le proposte della Confederazione su federalismo e sanità. Per affrontare la crisi è decisivo secondo la CGIL "investire in spesa sanitaria e in spesa sociale”, significa “difendere i redditi e la qualità dei servizi sociali”
L’avvio del processo federalista portato avanti dal governo apre “una fase delicatissima per il modello di coesione sociale del paese”. Il modo con cui si sta attuando il federalismo fiscale preoccupa la CGIL perché “si procede con superficialità su argomenti delicatissimi, come è il sistema sanitario, e senza un adeguato confronto con le parti sociali”. E’ il giudizio del sindacato di Corso d’Italia sull’attuazione del federalismo fiscale e, in particolare, sul binomio ‘federalismo e sanità’. Un giudizio che la CGIL ha espresso oggi presentando le sue proposte di riforma in un’iniziativa che ha visto la presenza del presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, e del segretario nazionale, Vera Lamonica.

Secondo la CGIL, infatti, per affrontare la crisi, e superarla, “è decisivo investire in spesa sanitaria e in spesa sociale - come si legge nel documento di proposta -. Significa difendere i redditi e la qualità dei servizi sociali, e agire in modo anticiclico in settori ad alta resa occupazionale e in valore aggiunto”. Per questi motivi il sindacato punta il dito contro “i tagli imposti dalle ultime manovre finanziarie”, che rendono il federalismo un progetto che nasce “debole” mentre “la spesa sociale e sanitaria non può agire in funzione anticiclica”.

La CGIL insiste con il governo “perché con la manovra di fine anno assegni le risorse previste dal patto per la salute” mentre occorre dedicare “una specifica linea di investimenti e di finanziamento corrente vincolati ai piani di riconversione della rete ospedaliera a favore dei servizi territoriali. In particolare per sostenere, nelle regioni con gravi disavanzi, la riqualificazione dei servizi sanitari”. Il sindacato rivendica inoltre “un adeguato finanziamento delle prestazioni sociali, il fondo non autosufficienza e quello nazionale sociale in primis, e la definizione immediata dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps). Considerate le forti disparità esistenti oggi tra le regioni si deve prevedere un graduale ma certo percorso di convergenza”. Va inoltre rimosso il blocco sulla contrattazione “che penalizza i lavoratori e i servizi pubblici”.

Solo così i provvedimenti di attuazione del federalismo fiscale, sostiene la CGIL, “saranno in grado di assicurare il finanziamento integrale dei fabbisogni per garantire i Lea sanitari e i Leps in tutto il paese”. Ancora, nei decreti attuativi della legge 42 del 2009 sul federalismo, la CGIL chiede che sia previsto che il fabbisogno sanitario “sia deciso a livello nazionale, come scelta politica, per garantire il diritto alla salute e alle cure. Quindi i fabbisogni regionali devono essere assegnati in base al quadro demografico e epidemiologico (pesatura per età) e sociale (indice deprivazione)”. Infine, conclude il documento CGIL, “è necessario costruire percorsi di convergenza per le regioni più deboli”.

01/12/2010