Assemblea pubblica

domiciliare Un’altra sicurezza è possibile

Il tema della sicurezza ha assunto, dopo i tragici fatti di Roma e il conseguente decreto legge del Governo, una nuova crescente centralità. Vere campagne di allarme sociale descrivono le nostre città come pericolose e invivibili, riconducendo l’insicurezza alla presenza di emarginati, poveri e migranti che vivono in condizioni di disagio economico e abitativo. Anche a Salerno – e in altre località della provincia – rom, migranti e persone senza fissa dimora diventano parafulmini di questa percezione di insicurezza. È una brutta aria, a rischio di intolleranza, che purtroppo non avvicina la soluzione del problema. Anzi.

La semplificazione del messaggio, i facili sensazionalismi degli sgomberi e della cosiddetta tolleranza zero, l’etichettatura di interi popoli e minoranze, l’equazione immigrazione/criminalità favorita dalle dichiarazioni di questi giorni ci preoccupano profondamente perché possono veicolare diffidenze, conflitti e intolleranza perfino nelle città, come Salerno, finora immuni da questi cancri. Insomma, possono incidere sulla cultura di interi consessi civili che storicamente hanno fatto dell’accoglienza un tratto del loro carattere.

In particolare la facile soluzione degli sgomberi si riduce a sensazionalismo, doppiamente dannoso: perché sposta un problema in qualche altro comune vicino e perché indebolisce le maglie già fragilissime dei processi di integrazione. Inoltre, indeboliscono il faticoso lavoro che i leader delle varie comunità migranti svolgono da anni per isolare i comportamenti devianti e rafforzare la fiducia dei rapporti con le istituzioni.

Combattere i comportamenti illegali è un dovere e una necessità, ma non si può colpire l’anello debole della catena senza costruire percorsi strutturati di soluzione al disagio sociale.

Da anni le organizzazioni sociali laiche e religiose sperimentano pratiche di inclusione sociale per superare in modo positivo le situazioni di disagio, collaborando con le amministrazioni pubbliche e mettendo a disposizione il proprio radicamento territoriale e l’attività di tanti operatori e volontari.

Lavorare per la sicurezza significa innanzitutto costruire opportunità per tutti.

A livello nazionale, è necessario superare al più presto la vecchia normativa sull’immigrazione, responsabile dell’attuale stato di cose, accelerando l’iter parlamentare per l’approvazione della legge Amato-Ferrero.

A livello locale serve un patto sociale per l’integrazione che aggredisca finalmente il lavoro nero e lo sfruttamento dei migranti nel lavoro domestico, nei cantieri e in agricoltura. Bisogna risolvere il problema della casa, un mercato oggi gestito da gente senza scrupoli che affitta senza contratto tuguri o singoli posti letto fino a 200 euro al mese. Bisogna dare una risposta ai venditori ambulanti, valorizzando l’esperienza positiva registrata la scorsa estate nel sottopiazza della Concordia. Bisogna potenziare la prima accoglienza, aumentando i posti letto e affiancando all’azione della polizia municipale quella degli operatori sociali di strada. Bisogna promuovere e stabilizzare la partecipazione delle associazioni e delle comunità dei migranti, per migliorare l’apprendimento della lingua italiana e la formazione ai diritti e ai doveri di cittadinanza.

Un welfare adeguato significa rendere i diritti esigibili e universali, indipendentemente dalle condizioni sociali e dalle possibilità di ogni individuo: insomma pari opportunità. Si sente l’esigenza di interventi pubblici globali per l’integrazione che mettano al centro le persone, senza rinunciare a dare risposte alle paure di tanti nostri concittadini, ma ricercando soluzioni che integrano giustizia e solidarietà, per quanto più difficili e complesse.
In conclusione chiediamo alle forze politiche, alle Amministrazioni locali e alle articolazioni dello Stato sul territorio di riportare la discussione sul disagio sociale e sulla sicurezza su un terreno costruttivo di confronto, che veda protagoniste le forze sociali e i cittadini, compresi migranti e minoranze, mediante soluzioni condivise nel segno della giustizia e della solidarietà.


Assemblea pubblica
per la proposta di un patto sociale per l’integrazione

Giovedì 15 novembre ore 16,30

Salerno
Centro di accoglienza Casa Nazareth
Via Raffaele Guariglia (Quartiere Europa)


Salerno, 06.11.2007

Anolf – Arci Salerno – Arciragazzi - Cgil – Cisl – Uil – Caritas diocesana Salerno-Campagna-Acerno – Consorzio di cooperative sociali La Rada – Coordinamento provinciale delle Misericordie - Associazione culturale Paideia – Associazione Impegno e solidarietà – Associazione Gorée – Associazione Filipino workers association Salerno – Associazione maghrebina El Wiam – Associazione moldava Steaua Moldovei – Associazione senegalesi provincia di Salerno – Associazione ucraina Kalena – Associazione Fratellanza Musulmana – Associazione polacca PolSal – Associazione Sry Lanka Salerno - Associazione L’Altritalia – Associazione Ipotenusa – Associazione Oasi - Comunità bengalese Salerno – Comunità rom provincia di Salerno – Comunità parrocchiale Volto Santo – Direzione Diocesana Fondazione Migrantes - Movi