Porto Salerno
Porto Commerciale: dall’Isola che non c’è alla realtà

Sull’ipotesi di un progetto di “porto – isola” al largo di Eboli, fantasiosa soluzione alla delocalizzazione del porto commerciale di Salerno, approfittiamo dell’ospitalità del suo giornale per contribuire ad arricchire la discussione di domani all’edizione 2006 del “Sea Sun” con il nostro punto di vista.
La realtà portuale, in Provincia di Salerno, è una delle poche realtà che si è sviluppata ed ha creato vera occupazione, competendo alla pari degli altri scali nazionali, sia in termini di acquisizione di traffici che in termini produttivi, con ricadute positive anche per le attività industriali e commerciali delle aziende di tutta la provincia.
Il Porto di Salerno è oggi una realtà meridionale significativa.
Numerosissime sono le attività produttive che hanno rapporti con il Porto, dalle Industrie conserviere dell’Agro Nocerino-Sarnese, al settore auto ed agro-alimentare della Piana del Sele, dai rapporti commerciali con la Costiera Amalfitana al settore industriale della provincia di Avellino.
Tali aziende ritengono conveniente e competitivo lo scalo salernitano, hanno stabilizzato le proprie attività, incrementato l’occupazione.
Sommando tutte queste componenti ai già circa mille lavoratori che vi operano, ci si deve rendere conto che una struttura alternativa deve garantire queste certezze.
Un’imponente sviluppo che, a partire dagli anni novanta ha triplicato il traffico passeggeri e delle autovetture, ha superato 3 milioni di tonnellate di merce, ha quadruplicato il traffico di containers.
Tutto ciò è merito dell’impegno dei lavoratori e degli imprenditori che vi operano.
Fin qui i numeri della concretezza e dello sviluppo del Porto Commerciale.
Contrariamente a ciò, e nonostante il gran parlare, non siamo ancora oggi nelle condizioni di capire il nuovo progetto quali flussi di finanziamento incontrerà, quante risorse finanziarie occorreranno, quale l’impatto ambientale, come si garantiranno i livelli occupazionali oggi presenti nel Porto commerciale.
A noi sembra del tutto evidente che si sta rincorrendo una discussione tutta virtuale che può servire da contorno ad una serata musicale ma che potrebbe appesantire una crisi commerciale che già mostra i suoi effetti.
Il Porto Commerciale di Salerno avrebbe bisogno di investimenti infrastrutturali; dell’adeguamento dei fondali per renderli accessibili a navi di grande capacità di trasporto; di un nuovo impianto d’illuminazione atto a garantire maggiore sicurezza e produttività; del consolidamento delle banchine e loro prolungamento; del raccordo ferroviario; di aree di stoccaggio adeguato; di eliminare il viadotto Gatto quale unico collegamento stradale.
Il Porto Commerciale avrebbe inoltre bisogno di certezze, ci chiediamo quale imprenditore è disponibile ad investire in una struttura per la quale sembra certa la sua delocalizzazione.
A tal proposito il silenzio degli imprenditori appare a noi eloquente.
Se questo è lo scenario ci sembra evidente che in pochi anni il Porto Commerciale sarà destinato a declinare e perdere traffici, e conseguenzialmente a ridurre drasticamente la sua forza lavoro.
A quel punto sarebbe, per alcuni, più facile parlare di semplice riconversione, salutando faraonici progetti dell’”Isola che non c’è”.
Su tali problematiche la categoria dei trasporti unitamente alla CGIL aprirà una discussione pubblica al fine di approfondire nel merito e con rigore una problematica decisiva alla salvaguardia dell’occupazione e del tessuto produttivo.

Salerno, 27.07.2006

Franco Tavella Segr. gen. CGIL Vito Luciano Segr. gen. FILT