Sono le di
Cgil Salerno Via F. Manzo, 64 -84100 Salerno
089-2586711 089-2586710 Sito@cgilsalerno.it

Lettera aperta ai candidati alla carica di Rettore dell'Università di Salerno

L’elezione del nuovo Rettore dell’Università di Salerno può rappresentare l’occasione per riaprire una riflessione ampia e approfondita sul ruolo dell’Ateneo salernitano nei processi di sviluppo del territorio provinciale e regionale.
La FLC CGIL, attraverso il presente documento, intende offrire alcuni spunti di riflessione e formulare alcune proposte finalizzate a rafforzare e rilanciare la funzione dell’Università di Salerno come uno dei volani di crescita economica, culturale e civile dell’intero Mezzogiorno.
Riteniamo che chi sarà chiamato a rappresentare l’Ateneo salernitano in tutti i contesti istituzionali abbia il dovere di riaffermare il ruolo della cultura, della ricerca, dell’innovazione non solo come infrastrutture immateriali su cui si costruisce il futuro economico dell’intero Paese, ma anche come presidi di democrazia, di legalità, di integrazione, di solidarietà.
In quest’ottica vanno potenziate tutte le misure volte a garantire il diritto allo studio (esenzione dalle tasse universitarie per studenti provenienti da famiglie in difficoltà economica anche temporanea, aumento delle borse di studio, innalzamento della fascia di esenzione rispetto all’ISEE), ma va anche affermata con forza la necessità di politiche che mirino ad incrementare la qualità media del sistema universitario nazionale.
Occorre ripensare un sistema basato prevalentemente sulla competizione tra atenei, e non solo perché esso rischia di consolidare ed allargare la forbice tra le poche eccellenze e le tante situazioni di precarietà, ma anche perché si sta dimostrando poco idoneo alla crescita complessiva del Paese. Oggi la sfida dell’innovazione si gioca sempre di più sulla capacità di fare rete, di sviluppare sinergie, di innescare processi partecipati, di condividere metodi e risultati dei progetti di ricerca.
Riteniamo che il nostro ateneo abbia la possibilità di essere, a pieno titolo, uno dei nodi strategici di un nuovo sistema reticolare della ricerca e della conoscenza. Un sistema nazionale, che sappia valorizzare le eccellenze senza sottrarre risorse agli altri soggetti che lo compongono; un sistema aperto, verso l’Europa, verso il Mediterraneo e verso l’Oriente, che sappia costruire ponti tra diversi mondi e culture; e, allo stesso tempo, un sistema integrato con il territorio, capace di interagire con il tessuto sociale, culturale ed economico nel quale operano i suoi nodi (la cosiddetta “terza missione” dell’Università). Un sistema la cui filosofia difficilmente si sposa con le “pulsioni profonde” che animano i sostenitori dell’autonomia differenziata regionale.
Su questo terreno, nel nostro contesto territoriale, alcune cose sono state fatte, ma molto resta ancora da fare.
Occorre lavorare affinché l’Ateneo salernitano non sia solo un’istituzione che “sforna” cervelli, magari poi costretti a trovare lavoro in altre parti d’Italia o all’estero, ma anche una sorta di “incubatore” per start-up innovative e il principale strumento per favorire l’innovazione ed il trasferimento tecnologico verso il sistema imprenditoriale locale.
Leggiamo con preoccupazione i dati, recentemente pubblicati, che mostrano una contrazione (sia in termini assoluti che percentuali) di diplomati della provincia di Salerno che si iscrivono all’Università. In un Paese che presenta un numero di laureati nettamente inferiore alla maggior parte dei principali partner europei, questo dato è un ulteriore segnale di sfiducia rispetto alla possibilità che la formazione universitaria funzioni da “ascensore sociale”, cioè sia uno strumento per migliorare le proprie condizioni di vita.
Siamo convinti che l’università di massa non sia un accidente della storia, e che sia possibile conciliare la quantità dei discenti con la qualità della formazione e della ricerca. E’ necessario, pertanto, ripensare i percorsi di orientamento alla scelta delle facoltà, ma anche gli attuali meccanismi di accesso: il numero chiuso rappresenta una scorciatoia che non affronta il problema alla radice, e il test d’ingresso, se non integrato con i processi di orientamento, rischia di trasformarsi in una lotteria. L’orientamento deve diventare una pratica che si proietta nel tempo, almeno agli ultimi tre anni delle superiori, e non solo per informare o indirizzare, ma con un esplicito approccio di “scouting”: incoraggiare scelte consapevoli che facciano emergere attitudini e vocazioni altrimenti non visibili. In quest’ottica va potenziata la funzione del Servizio di Orientamento e Placement del nostro Ateneo.
Un’istituzione universitaria moderna ed efficiente ha la necessità di un processo di ottimizzazione continua dei propri meccanismi di funzionamento, fondato sul coinvolgimento di tutte le componenti (docenti, ricercatori, studenti, assegnisti, borsisti, dottorandi, tecnici, amministrativi, etc.).
Un processo siffatto si basa sulla capacità di individuare obiettivi comuni e condivisi, ma anche sulla innovazione delle scelte organizzative e delle procedure. Occorre ripensare criticamente l’organizzazione per dipartimenti, analizzando la possibilità di superare inefficienze e duplicazione di funzioni.
È necessario completare il processo di dematerializzazione degli atti amministrativi, di pari passo con la semplificazione dei procedimenti da cui essi scaturiscono, in modo da garantire trasparenza ed efficienza.
Il percorso di valorizzazione delle risorse interne all’università salernitana passa anche e soprattutto attraverso uno sforzo per ridurre la precarietà dei rapporti di lavoro, sia nell’ambito della ricerca che in quello della didattica, soprattutto quando questa precarietà non rappresenta per il lavoratore una fase di passaggio, ma finisce col diventare una condizione cronica. Va favorita la realizzazione di network tra vari gruppi di ricerca, ottimizzando le competenze di ciascun ricercatore e incentivando la creazione di laboratori interdisciplinari.
È opportuno valutare l’internalizzazione di una serie di funzioni e servizi, soprattutto quelli ad alto contenuto innovativo e tecnologico, dal momento che la nostra Università ha le carte in regola, sia sotto il profilo della qualità del personale che sotto quello della qualità scientifica, per proporsi come un player di livello nazionale nell’offerta sul mercato di tali prestazioni.
C’è bisogno di un piano straordinario di assunzioni del personale tecnico amministrativo, dal momento che il rapporto fra il numero di questi lavoratori e quello del personale docente, nel nostro Ateneo, è fra i più bassi d’Italia.
C’è bisogno di ricostruire le condizioni per una completa agibilità democratica del confronto sindacale, rimuovendo situazioni anomale che rischiano di creare inaccettabili disparità tra le Organizzazioni e di pregiudicare la necessaria trasparenza nella gestione delle Risorse Umane.
Occorre ripensare ruolo e funzioni della Fondazione Universitaria, valutando seriamente anche la possibilità di un suo superamento, con il trasferimento delle sue competenze direttamente all’Ateneo e con forme di salvaguardia occupazionale per il suo personale.
Per monitorare il grado di benessere dell’intera comunità universitaria (lavoratori, studenti, utenti) occorrerebbe creare l’Osservatorio del Welfare di Ateneo, così come sarebbe opportuno potenziare il Presidio della Qualità.
Sarebbe importante che chi si candida a dirigere e rappresentare il nostro Ateneo si esprimesse nel merito delle questioni poste dalla FLC CGIL, e che la competizione elettorale diventasse un momento di confronto vero e costruttivo sulle strategie e le azioni da intraprendere per rilanciare il ruolo dell’Università di Salerno.
Sarebbe, inoltre, un segnale significativo se si aprisse una discussione libera e franca sugli stessi meccanismi di elezione del Rettore (a partire dall’eliminazione del voto ponderato per il personale tecnico amministrativo, retaggio di un’epoca in cui non si riconosceva pari dignità a tutte le componenti della comunità educante) e sulla durata del mandato.
Nel confermare la piena disponibilità della FLC CGIL ad approfondire, senza pregiudizi, tutti i contributi e le proposte che riguardano il futuro dell’Ateneo salernitano, cogliamo l’occasione per augurare a tutti i candidati un sereno confronto e un buon lavoro.

Salerno, 7 giugno 2019
Il Segretario Generale Provinciale
Clara Lodomini

Condividi su : Condividi

Condividi su:

(Stampa questa pagina)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie

Copyright © 2005 CGIL SALERNO Via F. Manzo, 64,- 84100 SALERNO Sito Realizzato da Centro Sviluppo Web -CGIL Bellizzi (SA) Tel. 0828.303181

Statistiche