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Da "Il Mattino" del 14 luglio. di: Anselmo Botte (Cgil Salerno)

Alla vigilia del ventunesimo sbarco se n'è andato in punta di piedi, così com'era venuto, Diallo Amadou. Uno dei primi migranti arrivati a Salerno in testa ad una piccola comunità di senegalesi. E' stato la loro guida per molti anni e il suo sorriso cordiale ed espansivo era contagioso, smussava gli angoli dell'intolleranza e apriva larghe strade nei confronti istituzionali. In brave tempo ha saputo mettere al centro i problemi della sua comunità e a tentare di dargli una via d'uscita. L'ha fatto con la tenacia e la capacità di un vero leader, anche se la sua indole era di una semplicità disarmante. Non c'erano calcoli o sotterfugi, chiaro e limpido come l'acqua cristallina si direbbe, diretto nei confronti, ostinato, ma sempre rispettoso dei ruoli. Se la comunità dei senegalesi di Salerno gode di grande stima da parte di tutta la cittadinanza, molto si deve ad Amadou e un pianto inconsolabile  credo che colpirà tutti quelli che l'hanno conosciuto. E non sono pochi, dagli uomini delle istituzioni, alle associazioni, al sindacato, ai tanti cittadini che frequentano i mercatini etnici. Ecco, i "mercatini etnici" un accordo scritto sulla carta ruvida con il comune, dovevano essere la soluzione per una attività e uno spazio che la consentisse, un'idea innovativa. Accadde tutto il contrario: nessuno li frequentò e uomini e attività subirono una delle più odiose ghettizzazioni che si potesse immaginare. Amadou, che fu tra gli artefici di quell'accordo, si morse le mani per molto tempo, appena toccavamo quell'argomento la conversazione cominciava a languire, ma meditava con recondita pazienza e aspettava l'occasione del riscatto. Una mattina di qualche anno fa, eravamo sotto i portici del comune, un presidio, tanto per cambiare, per trovare uno spazio provvisorio per il mercato del sabato e della domenica che per via dell' istallazione dell'Arena del mare, non era possibile fare nel sottopiazza della Concordia. Una lunga ed estenuante trattativa con il comune affrontata con grande calma. Assemblee condotte con grande saggezza, parlava tastando l'aria e le persone che gli capitavano a tiro. E alla fine una soluzione la trovammo anche per quell'anno, e i suoi ragazzi l'applaudirono, e lui sorrideva e mi disse una cosa che fa capire come i migranti vivano con grande precarietà la loro esistenza nel nostro Paese: "Non farti illusioni, l'anno prossimo siamo punto e accapo" (non furono proprio queste le parole, ma il senso è quello). Ultimamente Amadou non sentiva quasi più, quando non capiva le parole mordeva le sue grandi labbra con un sorriso triste, e con l'indice indicava l'orecchio: quello ancora parzialmente funzionante. Oggi c'è uno sbarco, Amadou Diallo ha bisogno di un imbarco per l'Africa, difficile e transitoria, e non c'è bisogno di altre parole per descrivere la vita dei migranti.

Anselmo Botte   CGIL Salerno

14 luglio 2017

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