IL DOCUMENTO POLITICO DEL 2° CONGRESSO CGIL SALERNO.
La Commissione Politica del 2° Congresso CGIL della Provincia di Salerno, tenutosi nei giorni 12 e 13 gennaio 2006, approva la relazione di Franco Tavella, segretario generale uscente, gli interventi del segretario generale della CGIL Campania, Michele Gravano, di Achille Passoni, segretario nazionale confederale. ed i contributi dati al dibattito da n° 25 compagni e compagne.

Premessa

Nella relazione del segretario generale uscente riscontriamo la traduzione del progetto nazionale della CGIL in un progetto per Salerno e la sua provincia che, come le altre Province del Mezzogiorno, ha livelli di sviluppo economico inferiori a quelli medi del paese, ma vederla come un insieme di sottosviluppo ed arretratezza sarebbe un grave errore. Nelle aree del Mezzogiorno, dove le risorse vengono male utilizzate, e/o emerge una particolare virulenza della criminalità organizzata, e/o si riscontrano gravi carenze infrastrutturali, l’incidenza sulla mancata crescita è rilevante. Questi tre fattori negativi, in forma diversa, sono presenti nella nostra provincia. Sono alcuni anni che viviamo per responsabilità del governo una fase di declino economico, mentre sarebbe indispensabile ricominciare a far crescere il paese con politiche industriali mirate, accrescendo la capacità di consumo delle famiglie e il salario dei lavoratori, agganciando la dinamica delle pensioni al PIL, rimodulando,tra l’altro, la riforma delle uscite per l’accesso al pensionamento.
La Campania, pur essendo la regione più giovane, nelle medie e grandi città sono soprattutto giovani e donne ad essere inutilizzati, mentre nelle aree interne della nostra provincia si assiste in modo permanente all’erosione delle popolazioni, in presenza di rilevanti risorse paesistiche, naturali e di un potenziale agricolo di intere filiere che si avvia a scomparire.

Pensiamo, per invertire la tendenza, al valore strategico rappresentato dall’agricoltura biologica che incide solo per l’1,6%, oppure allo straordinario patrimonio di borghi antichi e centri storici non valorizzati turisticamente, alla presenza di un Parco Nazionale tra i più grandi d’Europa ed ai due parchi regionali in cui è possibile sperimentare innovazione su nuovi modi di costruire, partendo dalla bioarchitettura e dall’utilizzazione delle fonti energetiche alternative.


La Politica del Governo

I cinque anni di Governo di Centrodestra sono stati caratterizzati da un forsennato attacco alla CGIL, dai tagli di risorse agli Enti Locali,da leggi e provvedimenti ad “personam” mirati essenzialmente a mantenere consenso dei ceti più forti. Le conseguenze di queste scelte sono state: la drastica riduzione dei consumi; il blocco dello sviluppo con una costante perdita di competitività del “Sistema Paese” e con l’impoverimento delle fasce sociali più deboli. Sul versante istituzionale il governo ha puntato costantemente a mettere sotto torchio la Magistratura e, con la “devolution”, ha devastato la Carta Costituzionale. Dobbiamo essere in campo affinché questa riforma non passi. In politica economica, poi, non ha saputo dare certezza ai risparmiatori truffati,ha trascinato per mesi la Banca d’Italia in uno scandalo che a livello internazionale ha inciso sulla credibilità del paese. La CGIL punta ad affermare una fiscalità progressiva legata al reddito ed alla tassazione delle rendite finanziarie. La condizione del mezzogiorno è divenuta ancora più drammatica ed instabile, con gravi riflessi negativi sulle condizioni dell’economia che, nel quinquennio 1996/2001 aveva dato segni di ripresa con tassi di crescita superiori alla media nazionale. Attualmente nel Mezzogiorno una famiglia su quattro vive in condizioni di povertà.

La Conferenza di Programma

Con la Conferenza di Programma del settembre 2005 siamo entrati nel merito dei problemi che affliggono la nostra provincia, proponendo in particolare un confronto serrato con le controparti imprenditoriali e istituzionali per rimettere in piedi uno sviluppo mirato e produttivo, che punti ad affermare una rinnovata etica dei valori culturali “della responsabilità” e a dare avvio ad una stagione di “bilanci partecipati” e di riorganizzazione della macchina amministrativa e delle burocrazie locali. Lo sforzo che in questi anni la CGIL provinciale ha prodotto è stato visto da più parti con sospetto. Abbiamo, tra l’altro, registrato non poche difficoltà per dare impulsi stimolanti nei servizi, per la crescita della ricerca, delle politiche infrastrutturali, delle reti, delle innovazioni, del credito e della legalità..

La provincia di Salerno, perché possa ambire a migliorare la vivibilità e ad assicurare competitività al sistema delle imprese, deve fare un salto di qualità nella efficienza ed efficacia dei servizi e delle società che li gestiscono; deve superare quindi l’attuale frammentazione nella gestione di servizi pubblici a rilevanza industriale. Ciò è fondamentale affinché queste aziende possano ambire a crescere, consolidarsi e concorrere su un mercato sempre più aperto. Per tali obbiettivi è necessario rafforzare l’evoluzione normativa e legislativa, attraverso anche una legge regionale, e superare la loro fragile struttura dimensionale. A fronte di ciò la CGIL è sempre più convinta della necessità di favorire le aggregazioni tra le aziende, costruire alleanze e accrescere l’offerta di servizi sul mercato locale e regionale a favore delle famiglie e delle imprese. In Campania esiste una straordinaria storia di industrializzazione e di distretti di notevoli capacità e competitività con una forte proiezione internazionale che sono stati capaci di valorizzare saperi e preesistenze, come il distretto degli orafi di Marcianise e quello della pasta e delle conserve del distretto di Nocera –Gragnano, esperienze ed idee che a nostro avviso vanno diffuse e valorizzate.

Discutere di bilanci degli Enti e favorire dibattiti sulla spesa pubblica, appare una indebita intromissione, sindacare sulle scelte una inutile azione di disturbo. Per battere questa concezione è necessario dare alla nostra azione un maggiore impegno ed incisività. Una stagione di contrattazione sui bilanci, in particolare sperimentando la proposta di “patti” con EE.LL., i Piani di zona e le ASL, per la costruzione di un moderno welafre locale, decidere i capitoli di bilancio da destinare alle politiche sociali, sperimentando una discussione preventiva con i cittadini, le forze sociali e le realtà economiche territoriali, in modo da avvicinare la politica alla società civile, di rendere più comprensibile la spesa pubblica.Per la CGIL della provincia di Salerno è una scelta strategica che acquisirà maggiore incisività e valenza con la discussione ed il voto del congresso.

L’Università ed il rapporto con i sistemi territoriali

L'Università ha un ruolo fondamentale nella crescita e nella formazione della classe dirigente e delle nuove generazioni della nostra provincia: dagli amministratori della cosa pubblica, ai professionisti e manager, ai talenti individuali che, nel campo della ricerca, sapranno ridare slancio all'innovazione. Fino ad oggi è mancato un proficuo e moderno rapporto tra Università e mondo del lavoro, cioè ambiti di collaborazione con le imprese interessate a partecipare a progetti di comune interesse.
Per l'Università di Salerno si pone oggi una sfida complessa,riteniamo positiva la decisione della Giunta Regionale di dotarla della Facoltà di Medicina, anche se avvertiamo che i sistemi territoriali provinciali avrebbero bisogno maggiormente di ingegneri e tecnici qualificati, in particolare nelle specializzazioni sanitarie non mediche. Inoltre bisogna valorizzare e integrare il Parco Scientifico e Tecnologico in modo visibile allo sviluppo economico e sociale del territorio,con un ruolo operativo con l’Università ed i Centri di Ricerca più specialistici. E’ necessario far camminare insieme progetti di sviluppo delle imprese e territori con quelli della ricerca e formazione. Elementi questi indispensabili per contribuire alla crescita del sistema produttivo, caratterizzato ormai da un reticolo di piccole e medie aziende. Servono inoltre saperi e competenze per lo sviluppo e la crescita delle vocazioni e delle risorse territoriali. Il ruolo dell’Università è fondamentale per cogliere le opportunità offerte dalla nuova centralità del mediterraneo, in cui il Mezzogiorno potrebbe diventare l’area nord da sviluppare come uno dei fattori fondamentali. Un esempio positivo valido per la nostra provincia è quello in atto nella cosidetta: "Etna Valley" che vede la sinergia tra l'Università di Catania e il sistema delle imprese e che presenta molte analogie con la nostra provincia. E’ nostra convinzione che la presenza di studenti stranieri nella nostra Università è ancora troppo bassa, legata prevalentemente ai programmi europei Erasmus e Socrates. Occorrono iniziative ed intese bilaterali con altre Università dell’area del mediterraneo, programmi di scambio con Atenei all'estero, avviando le procedure per l'istituzione di corsi che permettano il mutuo riconoscimento dei titoli di studio. Oggi 8 laureati italiani su 10 non hanno fatto alcuna esperienza di studio all'estero. E sono appena 3 su 10 i nostri laureati che preparano la loro tesi in un paese straniero. Per accrescere l'"appeal" internazionale dell'Università di Salerno è necessario creare infrastrutture per l'accoglienza e la residenzialità, valorizzando gli ambiti di eccellenza più profondamente legati alle radici storiche e culturali della nostra provincia.

Politiche di sviluppo e Risorse

Le politiche di sviluppo che realisticamente possiamo attenderci per la nostra provincia,in mancanza di scelte nazionali, sono strettamente connesse con l’utilizzo efficace delle risorse del Quadro Comunitario di Sostegno, del nuovo Programma 2007/2013 ed alla la capacità dei nostri sistemi territoriali di guardare oltre i confini della nostra Regione
Le scelte compiute in sede U.E. e gli scenari commerciali che si sono aperti con le nuove potenze economiche dell’Asia, impongono alla Regione ed alla Provincia scelte di carattere strategico non rinviabili. I grandi corridoi Europei TEN-T Trans European Network) I e VIII attraversano ed interessano la nostra provincia ed è quindi fondamentale che la Regione Campania costruisca e valorizzi strategicamente la trasversale Tirreno – Adriatico quale collegamento tra i corridoi I (Berlino-Palermo) e VIII, (Bari – Varna ) come sistema territoriale intermedio tra due aree fortemente urbanizzate ( Napoli-Salerno e Bari Barletta). Per la prima volta parti rilevanti delle aree interne della Regione e della provincia di Salerno potranno diventare aree centrali nel collegamento con l’area dei Balcani e del Medio Oriente.
Le rotte commerciali asiatiche che attraversano Suez hanno reso di nuovo strategica l’area del mediterraneo. India e Cina, che utilizzano per i loro commerci il porto di Rotterdam, hanno un interesse economico e strategico a servirsi di un grande porto mediterraneo ( che ancora non c’è), consentirebbe alle loro merci di giungere sui mercati europei 5 giorni prima. E’ evidente che per interagire positivamente con tali strategie globali, sono necessarie politiche locali e sovraccounali di sviluppo. La “governance” locale, l’utilizzo dei diversi strumenti della programmazione negoziata non devono diventare un vincolo all’interazione con le strategie più complesse. La CGIL sostiene l’Unione dei Comuni quale sistema intermedio per le politiche di sviluppo locale, primo anello della rete istituzionale essenziale per le politiche di coesione, per le economie di scala delle società partecipate, per la programmazione degli interventi in materia di raccolta e gestione dei RSU, per migliorare la mobilità di merci e persone, per la gestione del ciclo delle acque e dei reflui. Per avere successo una politica di sviluppo di un sistema locale è necessario che le tante istituzioni operanti all’interno dello stesso ambito territoriale abbiano un luogo in cui si producano sintesi condivise.
Il ciclo delle prossime risorse comunitarie 2007/2013 dovrà vedere la convergenza necessaria dei diversi strumenti attivati alle indicazioni del Piano Territoriale Provinciale e Regionale e dovrà definire accordi tra gli strumenti che operano nello stesso territorio per fornire all’Unione dei Comuni una efficace e coordinata Agenzia di Sviluppo Locale.
A partire dal Piano Territoriale Provinciale, che deve essere assunto come riferimento per far procedere di pari passo programmazione economica e pianificazione territoriale. E’ preoccupante la tendenza di diversi Enti Locali di concentrare i propri progetti di sviluppo a medio termine sull’edilizia residenziale, senza tenere conto degli andamenti demografici e della bolla speculativa che strangola le città, espellendo le fasce sociali economicamente più deboli. Le vicende politico/giudiziarie che hanno investito negli ultimi mesi la città di Salerno devono indurci con grande senso di responsabilità ad una riflessione attenta. La CGIL conferma la piena e incondizionata fiducia nell’operato della Magistratura, augurandosi che svolga il proprio lavoro in tempi rapidi accertando la verità. E’ necessario che la classe dirigente della città avvii una profonda riflessione nel rapporto con i cittadini ed un dialogo con tutti, senza chiusure. La CGIL è pronta a fare la sua parte. Alla politica è assegnato il primato del governo degli indirizzi strategici delle comunità amministrate: è stato un grave errore avere concentrato l’attenzione sulla gestione.
Attualmente operano in Provincia di Salerno 11 Patti Territoriali,1 Contratto d’Area, 6 Progetti Integrati Rurali 1 Distretto Industriale, 1 Consorzio ASI, ma non è stata ancora realizzata una vera politica integrata e concertata. In più parti abbiamo registrato difficoltà delle classi dirigenti locali a visioni sovracomunali, ritardi insopportabili nella esecuzione dei progetti e incapacità di spendere le risorse assegnate. Si sono dimostrati del tutto insufficienti i sistemi di controllo nella utilizzazione delle risorse come clamorosamente evidenziato dalla CGIL nella recente vicenda di “Fosso Imperatore”. Riteniamo indispensabile l’integrazione dei diversi strumenti, sottolineando i casi del Contratto d’Area e del PIT - Parco del Cilento come esempi negativi per la scarsa capacità progettuale e nell’impiego delle ingenti risorse di cui sono dotati.
La CGIL considera necessaria la riorganizzazione produttiva delle Società a partecipazione pubblica impegnate nella fornitura dei servizi, le quali devono diventare moderne “Multiutility” operanti nei servizi a rilevanza industriale, con bilanci in positivo, ridistribuzione degli utili attraverso un abbattimento delle tariffe che gravano sui cittadini. La Cgil punta a snellire il numero delle Società miste operanti per evitare che i costi di gestione lievitino in presenza di bacini d’utenza insufficienti.
Proponiamo un’azione diffusa, coordinata attraverso la “Cabina di Regia” costituita in Provincia, di un percorso che possa accorpare una grande parte di queste Società, favorendo così un’economia di scala, servizi più efficienti, meno spese di gestione e diminuzione delle tariffe. Per il ciclo dei rifiuti la stagione dell’emergenza ha infatti creato, com’è noto, sovrapposizione di ruoli, conflitti, inefficienze, vaste speculazioni e illegalità. La CGIL propone la massima valorizzazione della raccolta differenziata e un riordino dell’esistente, sia per migliorare la qualità del servizio che per trasformare i tributi della nettezza urbana (Tarsu) in tariffa di consumo procapite.

Per colmare i ritardi in corso nella realizzazione di alcune grandi infrastrutture, come ad esempio la Salerno-Reggio Calabria, l’Aeroporto di Pontecagnano, l’Interporto, e per superare la grave sofferenza dell’apparato produttivo, non servono inutili politiche dell’effimero così come è stato registrato in altre occasioni,ma occorrono interventi mirati e determinati nelle scelte, nella programmazione e negli investimenti. Politiche industriali che sappiano individuare ciò che si vuole produrre, programmare bene chi e come bisogna produrre ed avere un sistema di controlli efficace, mantenendo quale presupposto il rispetto della legalità e sicurezza sul lavoro. In materia di appalti e servizi riteniamo che sulla direttiva europea “ Bolkestein” vadano sviluppate iniziative unitarie per contrastarne gli effetti negativi sui lavoratori ed i loro diritti. In tale contesto occorre un forte impegno programmatico e vertenziale anche sulla dotazione di infrastrutture funzionali, su una moderna mobilità per passeggeri e merci, sul potenziamento della formazione e sulla valorizzazione delle risorse socio-culturali e ambientali del territorio per fornire alla vocazione turistica di parti fondamentali della nostra provincia delle risorse necessarie al loro sviluppo. Negli ultimi anni la provincia ha perso intere filiere di produzioni e di saperi professionali che avevano caratterizzato lo sviluppo degli anni 70, in modo particolare le telecomunicazioni e l’elettromeccanica (drasticamente ridimensionate) e il ciclo della ceramica, del tessile
e dell’agro-industria, con conseguenze pesanti sul reticolo delle piccole aziende dell’indotto. Oggi il sistema produttivo è essenzialmente composto di piccole e medie aziende diffuse sul territorio, con alcune aree in cui si concentrano livelli accettabili di produzione industriale : Agro Nocerino - Sarnese, Piana del Sele e Valle dell’Irno.

La provincia di Salerno importa energia per circa il 92% del fabbisogno con un costo doppio rispetto alle altre aree territoriali, da qui l’esigenza che in questo congresso riconfermiamo di costruire nel territorio provinciale una centrale termoelettrica alimentata a gas. Questo nostro assenso resta condizionato dalla garanzia di piena salvaguardia e tutela della salute dei cittadini e dell’assetto ambientale del territorio. Le recenti vicende giudiziarie che hanno portato al sequestro dei suoli dell’ex Ideal Standard, il parere negativo della Regione Campania dell’attraversamento del Parco dei Picentini del gasdotto che avrebbe dovuto alimentare la centrale rende il progetto aleatorio e dai tempi di realizzazione assolutamente incerti. La CGIL, nel riaffermare con senso di responsabilità che opere come la centrale elettrica ed il termovalorizzatore sono allo stato indispensabili per l’economia della nostra provincia, propone l’utilizzo ed il potenziamento delle fonti energetiche rinnovabili e conferma il no al ritorno all’energia nucleare. La CGIL ritiene necessaria la metanizzazione dell’area Saprese e del golfo di Policastro, la costruzione del metanodotto lungo l’asse della statale 18, che garantirebbe a costi inferiori il gas a circa 180.000 abitanti. In materia di opere strategiche d’interesse generale proponiamo come metodo democratico, per risolvere con il consenso dei cittadini i contrasti che insorgono, il ricorso al referendum nelle aree interessate.

La CGIL ritiene che il provvedimento relativo alla Sanità, votato dal Consiglio Regionale lo scorso mese di dicembre e collegato alla finanziaria regionale, sia inaccettabile perché iniquo e dannoso. In esso sono adottate misure di tagli indiscriminati che mettono in discussione i livelli essenziali di assistenza ed i livelli occupazionali. L’inasprimento previsto dell’Irpef e dell’Irap a carico dei cittadini si aggiunge ai precedenti interventi degli anni scorsi sull’accise sulla benzina e sul bollo auto. Purtroppo il provvedimento di ridurre nel triennio la spesa di 1,5 miliardi di euro di fatto prefigura un abbassamento dei già insufficienti livelli di assistenza. Il blocco del turn over e la crisi nella sanità privata delle strutture che operano in servizi a prevalenza sociali ( handicap, riabilitazione e salute mentale) produrrebbero la perdita di migliaia di posti di lavoro. Dovremo sostenere con opportune forme di mobilitazione la necessità di riscrittura dell’intera manovra, in modo da garantire interventi certi sugli sprechi e le inefficienze, salvaguardando con certezza i livelli di assistenza dei cittadini campani e l’occupazione.

La CGIL, pur apprezzando gli sforzi compiuti dalla Regione per costruire un moderno sistema di politiche sociali in base alla legge 328/2000, ritiene non più rinviabile l’approvazione della legge regionale sulla dignità sociale. Infatti la legge 328/2000 non è altro che una cornice generale entro la quale la Regione, che ha competenza esclusiva sulla materia, deve intervenire con una propria legge.
Consideriamo gravissima la scelta del governo di non definire i LIVEAS e di eliminare il fondo nazionale per la non autosufficienza. Unitariamente le organizzazioni dei pensionati hanno recentemente raccolto le firme per una legge d’iniziativa popolare, che dovrà essere posta all’attenzione del nuovo governo.
A due anni dall'entrata in vigore della Legge 30 soltanto il 6,5 per cento ha oggi un contratto a tempo indeterminato, la legge non ha creato nuovi posti di lavoro, non dà prospettive ai giovani , non ha migliorato le tutele dalla maternità ai diritti sindacali, alla malattia. L'effetto della legge 30 sul mondo dei collaboratori non è stato altro che il passaggio da una forma di precariato ad un'altra. Oltre la metà dei collaboratori svolge un orario superiore a quello standard, nonostante gli orari lavorativi lunghi, ben il 46% ha una retribuzione inferiore a 1.000 euro al mese. Quanto al profilo di tali lavoratori precari, si rileva che si tratta di un popolazione molto istruita, con un'elevata presenza di donne e di figure professionali medio – alte.
La condizione degli immigrati nella nostra provincia deve indurci ad una riflessione collettiva per individuare il ruolo che ognuno deve avere nell’affrontare il fenomeno dell’immigrazione. Nel rapporto che abbiamo presentato nel mese di luglio registrammo che la presenza degli immigrati nella nostra Provincia è attestata intorno alle 25mila unità, delle quali circa 5mila prive di permesso di soggiorno. Questa condizione di irregolarità, che si riscontra anche a livello nazionale, dove si stima che gli immigrati privi di permesso di soggiorno siano circa 500mila, evidenzia il fallimento della legge “Bossi-Fini”. Una legge che, tra l’altro, non è assolutamente in grado di coniugare le esigenze del nostro M.d.L. ad una seria programmazione degli ingressi regolari di lavoratori stranieri.
Riteniamo invece che si debba richiedere l’apertura di una nuova fase di regolarizzazione di cittadini stranieri per tamponare l’emergenza contingente.
La CGIL nel convegno regionale sull’immigrazione, tenutosi a Baronissi nel novembre 2005, ha indicato le priorità d’intervento per la nostra provincia per dare soluzione ai problemi gravissimi degli immigrati che vivono in condizioni sub - umane nell’area di San Nicola Varco ed ex azienda Apoff. Non è più accettabile che agli immigrati, che con il loro lavoro sostengono diversi segmenti economici, le istituzioni ai vari livelli non ricerchino, per gli stessi, soluzioni per le condizioni in cui essi vivono. La CGIL impegna tutte le strutture al superamento di tale grave emergenza e richiede l’apertura di uno specifico tavolo di concertazione che veda la presenza di Regione, Provincia ed Enti Locali, unitamente alle parti datoriali agricole, con l’obbiettivo di offrire e garantire un intervento organico,ottimizzando l’utilizzo del patrimonio edilizio pubblico,puntando anche all’obbligo di alloggio, che la legge prevede debba essere fornito dal datore di lavoro.

14 gennaio 2006 Ufficio Stampa Cgil Salerno