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Lettera al Rettore Università di Salerno
Magnifico Rettore,
il Decreto Legge 112 del 25.06.08 rappresenta un grave attacco al sistema
universitario pubblico,
ma anche a tutti i settori della conoscenza, dalla scuola agli enti
di ricerca.
Nell’università il decreto colpisce tutti i lavoratori
prevedendo, tra l’altro, la trasformazione delle
università in fondazioni, il taglio di 500 milioni di euro in
tre anni al FFO, la limitazione del turn over
al 20% sulle unità di personale, la trasformazione degli scatti
biennali in scatti triennali, gravissimi vincoli alla contrattazione
integrativa e il taglio delle piante organiche.
Tutto ciò mentre l’IIT di Genova, l’Istituto Italiano
di Tecnologia voluto da Tremonti e
unanimemente ritenuto inutile, si vede assegnati i fondi, le dotazioni
patrimoniali e il personale appartenente alla Fondazione IRI.
A queste norme hanno fatto seguito il congelamento dell’ANVUR
e di ogni ipotesi di costruzione di un sistema coerente di valutazione
delle Università, il taglio di oltre 50 milioni di euro ai fondi
di
finanziamento dei PRIN, a tutt’oggi bloccati, a favore del “prestito
ponte” Alitalia, e la definizione di prospettive di riforma dei
concorsi e dello stato giuridico della docenza per nulla innovative,
e destinate a non incidere in alcun modo dell’attuale cattiva
gestione delle politiche di reclutamento e di avanzamento di carriera.
Inoltre, il contratto del personale tecnico amministrativo non viene
rinnovato, malgrado si scaduto da ben 31 mesi.
Considerato che l’Italia spende per università e ricerca
poco più dell’1% del proprio PIL e che negli ultimi dieci
anni il finanziamento in questi settori si è progressivamente
ridotto, è evidente che itagli del governo saranno pagati dall’intero
Paese.
Viene in buona sostanza delineandosi la progressiva ritirata dello Stato
e del pubblico dalla gestione dei sistemi della conoscenza in Italia
e si configurano un violento attacco ai salari dei “fannulloni”
della pubblica amministrazione ed un attacco alla qualità del
lavoro attraverso politiche che incentivano ulteriormente il ricorso
al lavoro precario.
Appare, pertanto, evidente che tra le maglie del decreto emerge un più
complessivo ridisegno del sistema universitario italiano orientato alla
privatizzazione dei saperi, rendendo esplicita la protervia di un governo
che si arrende all’ignoranza e che restaura un’idea di sapere
riservato ai redditi più alti oltre che a poche zone, le più
ricche, del Paese. In particolar modo l’Università di Salerno
che, non appartenendo a una zona ricca del Paese, ha saputo diventare
negli anni un punto di riferimento per il territorio che solo oggi comincia
a guardare l’Ateneo come il motore della trasformazione e dell’innovazione
tecnologica, rischia di arretrare e di non riuscire a mantenere il ruolo
che il territorio gli assegna.
Una Università che ha il vanto di laureare in gran parte giovani
che sono i primi della loro famiglia a raggiungere la laurea può
solo avere ritorni devastanti sulla propria “mission” sociale
dall’idea di “privatizzazione” che sottende il decreto,
anche perché le ricadute immediate di queste scelte rischiano
di essere l’innalzamento delle tasse d’iscrizione universitarie
e il progressivo degrado dei servizi offerti agli studenti.
Per questi motivi, la FLC-CGIL chiede alla M.V. di sottoporre all’approvazione
del Senato Accademico dell’Università di Salerno una mozione
al Parlamento per modificare sostanzialmente, in fase di conversione
in legge del decreto, i contenuti e l’indirizzo di tale provvedimento,
nell’interesse dell’intero Paese.
Fisciano 18 Luglio 2008. La Segreteria Provinciale
FLC Cgil
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