L’affermazione del NO nell’importante Consultazione Referendaria
del 25 e 26 giugno è da attribuire anche all’impegno messo
in campo dalla CGIL, dai suoi dirigenti e dai suoi militanti .
Strano però che non abbiamo sentito riecheggiare in questa campagna
referendaria il richiamo all’autonomia dell’organizzazione.
Analogo silenzio è stato registrato pure durante la campagna
elettorale per le elezioni politiche, allorquando attivamente siamo
stati impegnati per determinare la sconfitta della coalizione guidata
da Silvio Berlusconi.
Potrei continuare citando tutte le scadenze elettorali nelle quali militanti
e dirigenti della CGIL sono stati protagonisti d’iniziative politiche
e di militanza elettorale. È utile quindi interrogarci sul valore
ed il senso dell’autonomia, singolarmente richiamata da più
parti nell’ultima tornata elettorale per il voto amministrativo
a Salerno.
L’autonomia non può essere per la CGIL un atteggiamento
neutro, una sorta di scelta d’indifferenza dentro la quale limitare
e sopprimere la libera espressione dei suoi militanti e dei suoi dirigenti.
Al contrario, autonomia è libertà, protagonismo, militanza.
Non si è autonomi se obbligati a non esprimersi, a non affermare
le proprie idee; non si è autonomi se le stesse non possono essere
divulgate in assoluta libertà.
Con tale consapevolezza gli iscritti della CGIL hanno partecipato alla
campagna elettorale. Lo hanno fatto, prima di tutto, in piena libertà!
Basterebbe esaminare le liste, proprio tutte le liste, ed accorgersi
che militanti e dirigenti della CGIL si sono schierati liberamente ovunque,
rispettando sempre le loro convinzioni.
L’evidenza di una tale condizione, suffragata dai fatti, fa venire
meno accuse strumentali avanzate da alcuni noti e stagionati “ossequiosi”
del potente di turno.
Evidentemente per loro si è autonomi solo se si parteggia da
un parte. La singolarità e la schizofrenia di una tale convinzione
preferiamo lasciarla alla loro ambiguità. Ovviamente non mi sfugge
che c’è un terreno proprio dentro il quale la nostra autodeterminazione
dovrà esercitarsi.
È il campo della proposta programmatica, la sfera delle nostre
rivendicazioni, l’individuazione delle priorità, la difesa
degli interessi dei lavoratori.
Questo dovrà valere per il governo nazionale, per quello regionale,
per le amministrazioni locali.
L’auspicio, dunque, è che qualcuno non immagini che tali
indicazioni programmatiche e vertenziali possano valere per tutti, tranne
che per qualche amministrazione ritenuta amica.
Salerno, 28-6-2006