Tra le questioni che gli Enti locali, forze politiche e sociali ed
in particolare l’ATO Sele dovrebbero seriamente affrontare vi
è quello delle risorse idriche e della depurazione.
Il problema finora sottovalutato assume un’importanza fondamentale
di fronte alle frequenti crisi del sistema.
Non ultimo l’attivazione della procedura di mobilità da
parte del C.G.S. per circa 40 lavoratori, impegnati nel ciclo della
depurazione. Azienda che avrebbe dovuto già dismettere la propria
attività, così come definito nella convenzione fra l’ATO
e la SIIS ed il relativo passaggio dei lavoratori.
La CGIL salernitana, più volte ha sostenuto che la Società
Mista a prevalentemente capitale pubblico, con scelta del socio privato
attraverso gara ad evidenza pubblica, fosse lo strumento più
idoneo per la gestione del servizio idrico integrato.
Così come si è proceduto negli altri ATO della Campania.
Invece l’affidamento in “house” dell’ATO Sele,
non solo è stato un atto inutile e illegittimo, così come
confermato dalla sentenza del Consiglio di Stato e dai tentativi di
modifica dello statuto che la SIIS intende operare; ma, anche, come
più volte denunciato essa percorre la strada di una soluzione
residuale destinata alle piccole gestioni, incapace di attivare politiche
e risorse per consentire investimenti finalizzati all’ammodernamento
delle reti, della depurazione, dell’innovazione tecnologica e
organizzativa. Con evidente scarsa qualità dei servizi, aumento
dei costi e della tariffa.
Pertanto, la CGIL invita la Provincia, il Consiglio di Amministrazione
e l’assemblea dell’ATO a riconsiderare le proprie scelte,
e si rende disponibile ad un confronto di merito per concretizzare un
moderno ed efficiente sistema del ciclo integrato delle acque.
Il Segretario CGIL
Cosimo Peduto
Ufficio Stampa Cgil Salerno, 01.12.2005